A tu per tu con Carlos Lopes

Da 8 anni alla guida del movimento giovanile Carlos Lopes, all’età di 36 anni e dopo diverse esperienze anche in prima squadra in qualità di assistente, guida la nostra sorprendente U23 nel campionato di 1LN che ad oggi è l’unica squadra dei campionati nazionali proposti dalla LNBA ancora imbattuta.
Ci siamo intrattenuti con lui per capire meglio questo momento positivo del team U23 e conoscere le sue opinioni sulle varie sfumature del basket locale.

Meglio allenare i Tigers U23 o coordinare il settore giovanile?
Impegnativi entrambi i compiti: allenare gli U23 testa quotidianamente la mia dedizione e professionalità mentre per coordinare tutte le squadre del nostro movimento giovanile devo spesso far fede al buon senso e mediare nelle varie problematiche che si presentano di volta in volta. Il mio scopo è inoltre cercare di migliorare il movimento giovanile anno dopo anno. E’ un grosso impegno ma non mi lamento perché amo occuparmi di basket anche se molto spesso le persone non si rendono conto di cosa significhi dover gestire un numero importante di allenatori, giocatori e spesso anche genitori.

Gli U23 sono al momento l'unica squadra imbattuta nei campionati nazionali, quanto durerà questo record?
Speriamo il più a lungo possibile. Siamo consapevoli del fatto che prima o poi perderemo una o più partite ma per ora ci godiamo questo record consapevoli al tempo stesso del fatto che siamo ancora lontani dal nostro obiettivo finale e che abbiamo ancora ampi margini di miglioramento per quanto riguarda la qualità di gioco che esprimiamo in campo. Per salire in LNB dovremo fare un salto di qualità durante la stagione, non basterà di certo questo sorprendente inizio.

Quali giocatori si sono distinti particolarmente in questo inizio stagione?
Molti, altrimenti non saremmo primi in classifica. I più significativi sono senz’altro il giovane Kosic, un inserimento importante perché oltre ad avere cm e qualità è anche un ragazzo molto intelligente. È riuscito ad inserirsi velocemente nel gruppo nonostante sia fisso in prima squadra e ci da la possibilità di avere un arma tattica in più dal momento che a questo livello lo posso schierare in praticamente tutte le posizioni. Da play a centro, è in grado di fare bene ovunque. Un’altra cosa notevole è che ha ancora un buon margine per migliorare quindi credo davvero che il club abbia fatto un investimento azzeccato soprattutto considerato che è svizzero. Si è distinto, anche se con molti alti e bassi, il neo capitano del team U19 Jovanovic. Il ragazzo può davvero fare la differenza quest’anno. Ha fatto un grande salto di qualità da quando è arrivato tre anni fa e sono contento per lui se fa bene, è un ragazzo eccezionale che si barcamena tra prima squadra, il nostro team e una quarta liceo che vuole chiudere nel miglior modo possibile. Non da ultimo devo nominare Basso che sembra tornato quello dei momenti migliori della sua adolescenza cestistica. Sta finalmente bene (forse meglio se lo dico sottovoce) e questo lo ha aiutato molto a livello mentale oltre che fisico. Ora deve (come tutto il team d’altronde), imparare a condividere le responsabilità e aiutarci grazie al suo talento e alle sue naturali doti di leadership a farci fare un ulteriore salto di qualità.

Il tuo piatto preferito?
Sono decisamente carnivoro quindi carne alla griglia in generale. I contorni sono relativi.

Sembrerebbe che all'interno del Team Ticino U16 vi sia qualche problema visto che ci sono stati già alcuni ragazzi che hanno abbandonato la squadra. Cosa ne pensi?
Io credo che Ticino Basket e il suo staff stiano facendo un ottimo lavoro con questo gruppo di ragazzi. A mio modo di vedere si vedono molti miglioramenti rispetto alla scorsa stagione. I risultati d’altronde lo confermano ampiamente, quindi hanno la nostra completa fiducia. Far parte del Team Ticino non è un attività ludica ma una scelta che comporta sacrifici e una buona dose di “voglia di arrivare”. Queste qualità devono aiutare a sopperire allo stress agonistico, al doversi organizzare per fare coincidere in maniera positiva anche la scuola e perché no anche un ambiente diverso da quello che ogni singolo ragazzo aveva nel proprio club. Certo dispiace che a lasciare il gruppo siano stati giocatori importanti (so per certo che i primi ad essere dispiaciuti siano i componenti dello staff tecnico) ma la forza di questo gruppo è tale che va oltre queste perdite e credo che si debba ripartire proprio da questo punto di forza. Sono rimasti con 13 giocatori ma almeno la metà di questi sono ragazzi di puro talento e spessore, dotati anche di buone doti attitudinali. Molto sinceramente più che sufficiente per far bene alle nostre latitudini.

Qual è secondo te il limite maggiore dei giovani talenti ticinesi?
Lo spirito di sacrificio abbinato alla voglia di arrivare. Capire che nessuno ti regala nulla nel mondo reale, quanto meno nel 99% delle storie sportive che io conosca. Al limite ti si offre un’occasione ma devi essere pronto a coglierla e questo capita purtroppo raramente. In un paese dove l’aspetto scolastico pesa davvero molto sulle priorità dei ragazzi perché richiede un impegno importante e dove questi ultimi stanno decisamente meglio della media dal punto di vista economico, la “fame” di arrivare o il semplice capire che bisogna fare dei sacrifici per raggiungere degli obiettivi anche minimi sono qualità rare. A complicare il tutto mettiamoci anche le scarse doti antropometriche dei ragazzi anche se questa non deve diventare una scusante perché per formare dei giocatori quali portatori di palla o tiratori il materiale umano c’è, eccome.

Come ti vedi tra 10 anni?
Come adesso, lavorando ogni giorno con professionalità per raggiungere un obiettivo importante.

Si può fare di più come club per aiutare questi talenti?
Si può sempre fare di più, guai ad accontentarsi! Noi siamo molto contenti di aver reso la nostra U23 in 1LN una squadra più “seria” e competitiva. Abbiamo fatto un investimento importante per far si che il gruppo fosse più professionale e questo sforzo unito all’impegno recepito e restituito dai ragazzi inizia a dare i suoi frutti. Avere come noi uno staff composto da tre allenatori, di un athletic coach e un fisioterapista non è purtroppo una consuetudine nel basket ticinese, siamo convinti sia la strada da percorrere se si vuole ottenere o se si pretende di più dai ragazzi. Come detto però guai ad accontentarsi. Proprio da questa convinzione nasce l’ambizione di salire in LNB per misurarci a un livello superiore e che possa meglio preparare i ragazzi non solo ad arrivare in prima squadra ma anche a poter dare il proprio contributo in maniera concreta.

Dalla prossima stagione in LNA si scenderà a soli 3 giocatori stranieri, questo aiuterà i giovani talenti?
Intanto speriamo che il livello non scenda troppo magari avvicinandosi a quello della LNB perché sarebbe controproducente per tutto il basket nazionale. Con tutto il rispetto poi per chi l’ha ideata questa regola e per chi l’ha approvata io la trovo inutile nell’ottica della formazione o della possibilità per i talenti indigeni di giocare in LNA. Spero che gli scopi fossero altri altrimenti a mio modo di vedere proprio non ci siamo. Questo cambiamento non darà la possibilità ai giovani talenti di emergere ma farà si che i club daranno la caccia a quei ragazzi che in realtà sono già formati, magari provenienti da altre realtà tipo college americani e non solo, finendo poi con il doverli anche strapagare. Lo scopo non dovrebbe essere pagarli di più i giocatori svizzeri MA AVERNE man mano sempre di più, il che è ben diverso. Se si vogliono inserire delle regole queste andrebbero poste magari nei campionati di LNB e di 1LN dove la formazione può e deve migliorare. Se si vuole intervenire per forza nel campionato di LNA allora sarei piuttosto favorevole invece a una regola tipo quelle esistenti in altri paesi: es “un U20 deve sempre essere in campo” dando la possibilità ai giovani talenti di misurarsi continuamente con un livello di basket impegnativo ma di una qualità tale e per la quale si migliori automaticamente anche solo allenandosi con loro e giocandoci. 4 professionisti stranieri ma 40 minuti garantiti per gli U20 penso sarebbero una formula migliore per aiutare i giovani talenti ad emergere, ma ovviamente è solo la mia opinione. Rispetto anche se non condivido la strada intrapresa dai vertici del basket svizzero.

Trovi il tempo per seguire anche l'Eurolega o la NBA?
Mangio più basket che posso. Non si vede? Scherzo ovviamente, ma neanche troppo. Oltre a seguire i tre campionati nazionali proposti dalla LNBA seguo quello U16 nazionale, la A1 Italiana, il campionato maggiore Portoghese, l’Eurolega e per una parte dell’anno (inizio stagione-fine stagione e playoffs) anche la NBA. Fino a qualche anno fa seguivo anche il campionato spagnolo che è davvero interessante. Il tempo bisogna trovarlo perché sono convinto che più partite si osservano più si hanno spunti per lavorare e più si accumula un bagaglio di esperienze fondamentale per fare ancora meglio come allenatore.

Un obiettivo da raggiungere?
Tanti, forse troppi. Il primo in linea di tempo è sicuramente essere promossi in LNB con i nostri U23. Sarà durissima ma ci proveremo.

Ti saresti mai aspettato di arrivare dove sei oggi quando hai iniziato ad allenare? Assolutamente si. L’ho deciso a 16 anni che sarei arrivato a vivere di basket e per arrivarci ho fatto e faccio tutt’ora diversi sacrifici sotto vari aspetti.

Quanto tempo dedichi alla tua formazione?
Parecchio se consideriamo il mio punto di vista. Io credo che vedere più basket possibile, documentarsi attraverso clinic, video, letture e confronti con altri coach siano punti fondamentali per la propria formazione e sono tutte cose che fanno parte del mio quotidiano.

Il tuo quintetto all-time.
Ne tiro fuori uno di ragazzi che non alleno più. Sicuramente sostituirei un paio di nomi con ragazzi che alleno tutt’ora ma non mi sembra logico farlo.

Alessandro VEGLIO, classe 91 – play di talento con un ottima visione di gioco
Patriot CUFAJ, classe 87 – guardia dinamica e ottimo difensore
Dusan MLADJAN, classe 86 – tiratore puro
Regis STEVENS, classe 84 – Ala piccola o grande, giocatore molto intelligente e grande lavoratore
Westher MOLTENI, classe 87 – ala grande con ottime qualità difensive e buon rimbalzista

L’emozione più grande provata da allenatore? 

Forse il secondo titolo nazionale giovanile vinto alla Gerra con gli U17 contro Nyon. Eravamo in piena emergenza infortuni ma nella difficoltà il valore della squadra è emerso nel migliore dei modi. Ma non è stata l’unica emozione forte. Il primo titolo nazionale U17 vinto di 2pts all’overtime, il titolo U19 vinto con la Sam pur andando sotto di 34pts durante la partita, il primo titolo in LNA vinto con i Tigers a Friborgo o l’esperienza Eurochallenge in generale. Tutte forti emozioni.

Il tuo film preferito? Il tuo film preferito sul basket?
Film: L’attimo fuggente.
Film di basket: ce ne sono molti bellissimi ma mi viene in mente il primo che abbia visto ossia “chi non salta bianco è”.

Quanto sono importanti per te i tuoi assistenti Galli e Parizzia?
Sono fondamentali. Coach Galli mi viene da dire che è il mio braccio destro (lui direbbe: ecco speriamo solo quello) perché oltre ad essere onnipresente ha un modo di fare (positivo, battuta pronta e persona molto obiettiva) che poi ha un influenza molto marcata anche sul mio modo di agire. Coach Parizzia invece ha un background tecnico tale che qualsiasi confronto abbiamo mi è sempre utile.

Una critica costruttiva a chi legge?
Più che una critica lo definirei un appello! Venite in palestra a seguire e sostenere la nostra U23 e la prima squadra. Alla fine sono quelle le due squadre dove finiscono i migliori talenti. Siate più positivi e andate via dalle tastiere e dalle poltrone…date un aiuto concreto sostenendo i ragazzi e dando un senso a tutto l’impegno del club: venite in palestra a tifare!