A tu per tu con il coordinatore tecnico del MG: Carlos Lopes

Carlos Lopes e la sua U23
Carlos Lopes e la sua U23

1. Parlaci un po' della tua carriera sportiva.

Ho iniziato a giocare a basket da piccolo nel S.L. Benfica, il club polisportivo più importante del Portogallo nella mia città natale a Lisbona, e quando mi sono trasferito in svizzera a 13 anni nel ormai lontano 1991 ero reduce da un infortunio importante. Appena recuperato mi sono allenato nel Viganello ma ci misi poco a capire che non mi sarei mai ripreso completamente e successivi infortuni ravvicinati sono stati la conferma che la mia breve carriera da giocatore si andava a concludere. L'amore per la palla a spicchi però mi ha sempre portato ai campetti, un posto che per me é sacro e che purtroppo i nostri giovani frequentano troppo poco. Andavo quindi al campetto delle scuole elementari di Agno a tirare ogni sera dopo la scuola e il direttore ha notato che ogni sera ero circondato da bambini che si fermavano con me ai quali insegnavo istintivamente qualcosa ogni volta. Mi chiesi quindi di condurre un doposcuola e da li, del tutto involontariamente, é nata la mia seconda vita nel basket, quella dell'allenatore. Insieme a quello che all'epoca era come un fratello per me, Dean Dusic, fondammo il Malcantone Basket, abbiamo collaborato con il Barbengo e con il Vedeggio e poi arrivò la possibilità di allenare nel Mini Basket della mitica S.P. Federale Lugano 1942, un'occasione che ricordo ancora oggi con grande emozione. La società era ai suoi ultimi anni di vita ma aveva alle spalle una storia indelebile fatta di storia della pallacanestro ticinese e svizzera contornata da una serie infinita di successi sportivi. Accettare quindi di far parte di quel club é stato davvero un'onore. Allenavo una squadra U13 e all'epoca non esisteva la possibilità di vincere il campionato ma ricordo che a fine stagione festeggiammo come se l'avessimo vinto. Avevamo battuto tutti gli avversari quella stagione e anche se so bene che non é la cosa più importante avevamo dato vita ad un gruppo di ragazzi che continuavano ad onorare la storia della maglia. Di quel gruppo ricordo con piacere la nascita sportiva di Westher Molteni che oggi gioca in prima squadra e di Christian Dotta, oggi capitano della squadra U23 che alleno. Non sono gli unici certo, ma da un'idea di quanto sia stata importante quella stagione. In seguito (dopo il ritiro della società) ho allenato nel BCL che velocemente é diventato Lugano Snakes e ho vissuto anni bellissimi facendo molta esperienza. Ho vinto titoli cantonali e nazionali ma sopratutto ho lavorato con persone che mi hanno aiutato a crescere come persona e come allenatore. Ne cito alcuni tra i più importanti come Angelo Ghirlanda, Milutin Nikolic e ultimo ma non da ultimo di certo un certo Zare Markowski nell'era degli Snakes e la partecipazione all'Eurolega. A un certo punto mi sono scontrato con delle idee che non condividevo e con le quali non potevo lavorare e così ho accettato la corte della Sam Massagno per la quale ho allenato quattro anni. Decidere di lasciare Massagno per tornare a Lugano non é stato facile perché mi sono trovato davvero bene da loro ma l'offerta di Lugano era di quelle alle quali non si può davvero dire di no sotto tutti i punti di vista. Da allora sono passati sei anni e sono successe molte cose. Abbiamo riportato entusiasmo nel movimento giovanile, vinto titoli cantonali e nazionali, formato diversi ragazzi che sono arrivati sia nella nostra prima squadra che in quella della Sam e non da ultimo ho potuto continuare a crescere come allenatore lavorando in prima squadra con Renato Carettoni, Walter Bernasconi, Randoald Dessarzin ma sopratutto con Joe Whelton dal quale ho davvero imparato molto oltre ad avere fatto l'esperienza indimenticabile dell'Eurochallenge due stagioni fa.


2. In cosa consiste il ruolo del coordinatore tecnico del movimento giovanile dei Tigers?

Consiste nel condurre in prima persona un progetto di formazione con impegno, serietà e professionalità ma sopratutto umiltà. È importante essere sempre obiettivi ed essere autocritici perché c'é sempre qualcosa che si può migliorare e nuovi obiettivi da raggiungere nell'ottica della formazione dei ragazzi che alleniamo. Fare tutto questo gestendo uno staff di oltre trenta collaboratori non é sempre facile, ma la dove sorgono problemi vi sono sempre anche soluzioni, anche se tocca a me trovarle.

3. Quante squadre conta il vostro settore giovanile?
Siamo partiti con sette squadre sei anni fa ed ora ne contiamo dodici. Volevamo allargare la base dei ragazzi a disposizione e ci siamo riusciti grazie all'impegno continuo, all'inserimento di nuovi allenatori e al lavoro intenso fatto nei doposcuola della città. Ora siamo l'unico club che nelle ultime due stagioni ha presentato due squadra per ogni singola categoria di gioco, un risultato eccezionale.

 

4. Quali le novità più importanti della stagione 2013/2014?
Abbiamo lanciato due novità con le quali contiamo di alzare il livello dell'offerta tecnica. La prima riguarda il minibasket dove abbiamo chiesto ad Angelo Ghirlanda e Matteo Miglio di seguire ogni giorno in palestra tutte le nostre squadre. Questo dovrebbe garantire una qualità alta del lavoro svolto in allenamento e al tempo stesso serve da sostegno e crescita sportiva per i nostri allenatori. La seconda novità riguarda il basket dove abbiamo creato un progetto di allenamenti extra a tema specifico dove abbiamo coinvolto le qualità migliori di ogni nostro allenatore.

 

5. Qual'è stata la soddisfazione più grande fino ad ora?

Non posso dirne una sola. Oltre ai titoli giovanili metterei lo staff e l'ambiente sano e collaborativo che abbiamo raggiunto all'interno del movimento giovanile. Vedere arrivare continuamente nelle prime squadre dei ragazzi é una soddisfazione importante cosi come del tutto personalmente lo é stato aver lavorato con Joe Whelton e aver vinto due volte di seguito il "triplete".

 

6. Parlaci della u23, quali sono i tuoi obiettivi per la stagione corrente?

Abbiamo trovato nuovi sponsor per permettere alla U23 di gestire la stagione con ulteriore qualità e professionalità curando meglio, ad esempio, il modo di gestire le trasferte, avendo un fisioterapista che segue la squadra ed altre novità. Abbiamo richiesto a chiunque volesse far parte del gruppo di essere disponibile ad impegnarsi cinque giorni su sette della settimana. Queste novità han fatto si che il gruppo sia serio e lavori con più costanza ed impegno degli scorsi anni quindi ora non resta che sperare che questo si traduca in campo. Sono partiti molto bene vincendo le prime due partite ma mancano ancora da affrontare le squadre più quotate del nostro girone. Per dare un reale valore a questo gruppo e stabilire degli obiettivi (oltre a quello scontato della formazione) bisognerà aspettare la fine del girone d'andata continuando a dare il massimo ad ogni allenamento.

 

7. Segui anche la prima squadra, quali sono secondo te i loro punti di forza di quest'anno?
Credo che l'allenatore e i dirigenti abbiano messo assieme un bel gruppo. Il loro punto di forza questa stagione é sicuramente l'equilibrio nei ruoli. È quindi il gruppo il punto di forza e l'hanno appena dimostrato battendo i campioni in carica del Ginevra.